MAL DI SCHIENA: COS’É, COSA FARE E TERAPIE!

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Quante volte ti è capitato di avere dei dolori alla schiena che ti rovinano la giornata?

Non sentirti solo, il mal di schiena è una condizione estremamente diffusa. Sarebbe bello se bastasse un “tocco magico” e il mal di schiena passasse in un secondo. Purtroppo, la verità è che è un disturbo che può incidere notevolmente sulla qualità della vita e può avere conseguenze sanitarie, sociali e persino economiche. Con questo articolo ti spiegheremo cos’è, cosa fare e sfateremo anche qualche falso mito!

La correlazione tra mal di schiena e immagini diagnostiche

In seguito ad episodi acuti o ricorrenti di mal di schiena, senza cause specifiche,  esami diagnostici di approfondimento potrebbero non essere necessari. Attraverso un’attenta valutazione della storia e dei sintomi del paziente infatti è possibile identificare se siano necessarie o meno ulteriori indagini, con lo scopo di evitare trattamenti non adeguati.

Studi scientifici hanno dimostrato che anche persone asintomatiche presentano segni degenerativi a livello della colonna, riscontrabili tramite risonanza magnetica. Un esempio sono la degenerazione discale, ernie, protrusioni e degenerazione a livello delle articolazioni, che aumentano con l’avanzare dell’età. Questo suggerisce che gli aspetti degenerativi riscontrabili rappresentano solo il normale processo di invecchiamento a cui il nostro corpo va incontro, piuttosto che condizioni patologiche che richiedono intervento e non sono necessariamente correlati alla presenza di mal di schiena o alla sua intensità.

Attenzione quindi, le immagini vanno interpretate e contestualizzate nella situazione clinica del paziente!

Come gestire il mal di schiena?

I pazienti con mal di schiena devono essere incoraggiati a continuare la loro attività fisica abituale il più possibile.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato come,  in situazioni di mal di schiena acuto, il riposo completo a letto non abbia alcun effetto nel migliorare la sintomatologia anzi, rallenta i tempi di recupero, la ripresa delle attività abituali e il ritorno al lavoro.

Un approccio passivo al trattamento dunque non deve essere promosso!

La prima scelta terapeutica per la gestione del mal di schiena aspecifico risulta essere una terapia basata sull’esercizio attivo e sull’educazione del paziente riguardo i comportamenti da adottare. Tutto ciò porta ad una riduzione del dolore, un miglioramento delle abilità fisiche funzionali e alla possibilità di tornare a lavoro in tempi più brevi rispetto a trattamenti passivi e cure mediche generiche. Le attuali evidenze inoltre non mostrano quale tipo di esercizio sia migliore rispetto ad altri per la riduzione del dolore e il miglioramento della funzionalità: la scelta dunque deve basarsi sul paziente, sulle sue preferenze, sulle sue capacità e sul contesto in cui vive quotidianamente.

Terapie di supporto

Terapie come il calore, la terapia manuale, il massaggio e l’agopuntura possono essere usate come terapie di supporto per il mal di schiena aspecifico o cronico ma solo se inserite in un programma riabilitativo basato su un approccio attivo. C’è scarsa evidenza scientifica invece riguardo l’utilizzo di terapie fisiche. La terapia farmacologica in fase acuta di mal di schiena può essere utilizzata come supporto per ridurre la sintomatologia dolorosa al fine di aiutare il paziente a tornare alle sue attività il prima possibile, evitandone l’abuso. Chirurgia e procedure invasive sono invece sconsigliate nella gestione del mal di schiena aspecifico.

In conclusione, in caso di un episodio acuto di mal di schiena aspecifico, accertamenti diagnostici strumentali non sempre sono raccomandati. L’approccio migliore per la gestione del mal di schiena è quello attivo, basato su esercizi e attività fisica, evitando il riposo a letto. Un supporto farmacologico può essere utilizzato in fase iniziale per permettere al paziente di riprendere prima le attività e il movimento.

Come sempre ti ricordiamo che la consapevolezza e l’informazione sono solo il primo passo per affrontare situazioni di disagio e avere il pieno recupero, internet non basta. È necessario l’incontro con un professionista, e la definizione di una terapia mirata e personalizzata.

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BIBLIOGRAFIA
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